I am the master of my Fate: I am the captain of my Soul. (William Enest Henley - INVICTUS - 1875)
venerdì 27 febbraio 2015
mercoledì 28 gennaio 2015
martedì 27 gennaio 2015
lunedì 26 gennaio 2015
Sua Maestà
"All'idroscalo di Desenzano del Garda il lavoro procedeva alacremente; c’erano da controllare le ultime regolazioni al motore e procedere all’allestimento finale dell’MC-72 portato fino lì, con la medesima cura dovuta ad una reliquia, dall’officina di Barussél.
Una volta scaricato il velivolo dal carro, Gustavo prese a levare il telone cerato che lo copriva, plebea coperta per un esemplare di razza purissima. Bortolo balzò a cavallo della fusoliera brandendo un fiasco di amarone, intenzionato a “battezzare” il nuovo arrivato, ma un’occhiataccia del siòr Francesco lo fece ripiegare su una garbata e sobria carezza".
Enea Pilo e le Balene Volanti
Il “bolide rosso” prende forma: il Macchi MC.72 in costruzione con il castello motore già in siti e la fusoliera già collegata all’ala. È possibile che si tratti del primo dei cinque MC.72 ordinati e registrati con MM da 177 a 181 che, a montaggio terminato e con motore installato, veniva trasferito al Reparto Alta Velocità di Desenzano del Garda dove il capitano Giovanni Monti lo portava in volo per la prima volta il 22 giugno 1931.
Igino Maria Gocci - RAV Reparto Alta Velocità
sabato 24 gennaio 2015
Der himmel über Berlin
"Cosa c'é nella pace che alla lunga non entusiasma e che non si presta al racconto ?
Devo darmi per vinto ? Ora ?
Se mi dó per vinto allora l'umanitá perderá il suo cantore
E quando l'umanitá avrá perso il suo cantore avrá perso anche l'infanzia."
Il cielo sopra Berlino
venerdì 23 gennaio 2015
Sogno
La Balena volante è il miraggio sull’orizzonte
l’esistenza, un mistero.
Vivere insieme alla Balena
fu il sogno.
Generale di Squadra Aerea
Enea Pilo
mercoledì 21 gennaio 2015
barcollo ma non mollo
Molti nemici, molto onore.
Stanotte il destino ha mandato i ladri in casa di Squadratlantica.
Salutiamo così le ultime giacche che ci erano rimaste, un po' di polo portate via nelle taglie centrali tanto per rendere disassortite quelle rimaste e un portatile che custodiva la copia di tutte le nostre avventure degli ultimi 5 anni. Copia, perchè gli originali sono in salvo dentro di me.
Stanotte il destino ha mandato i ladri in casa di Squadratlantica.
Salutiamo così le ultime giacche che ci erano rimaste, un po' di polo portate via nelle taglie centrali tanto per rendere disassortite quelle rimaste e un portatile che custodiva la copia di tutte le nostre avventure degli ultimi 5 anni. Copia, perchè gli originali sono in salvo dentro di me.
lunedì 19 gennaio 2015
Enea Pilo e le Balene Volanti
Inizia l'avventura di Enea Pilo e le Balene Volanti. La vita è un libro, questo libro è un nuovo capitolo della mia vita...
martedì 9 luglio 2013
Io sono il Coraggio
Lasciate la ragione e libera l'anima
non ci sia spazio per la paura, né tempo per esitare,
che il coraggio tracci la rotta e la fede indichi la meta
noi siamo gli uomini che impararono a Volare.
Io sono il Coraggio
non ci sia spazio per la paura, né tempo per esitare,
che il coraggio tracci la rotta e la fede indichi la meta
noi siamo gli uomini che impararono a Volare.
Io sono il Coraggio
lunedì 8 luglio 2013
Io sono il Coraggio
"Non parli di coraggio, non tutti capiranno".
La luce del giorno che volgeva al termine tingeva di rosso le acque piatte del lago; altri tempi avevano visto quei riflessi, giorni, numeri su calendari da tempo ingialliti, insignificanti ai piú e persi in anni lontani, dimenticati.
Vi era un tempo nel quale gli uomini erano cosí semplici nei loro valori da farsi bastare il companatico di dignitá e onore ed erano cosí pazzi ed avidi di coraggio da essere disposti di pagarne il prezzo con la vita.
"Per capire, prima devono conoscere".
Io sono il Coraggio
Io sono il Coraggio
"Cosa é il coraggio ?" gli chiese un mattino, dopo che per giorni nemmeno i loro sguardi si erano incrociati.
Alzó lo sguardo da certe carte che stava compilando e si appoggió allo schienale della sedia che scricchioló un poco come il coraggio di quel Tenentino che se ne era andato la settimana prima.
Rimase ad osservarlo.
Avrebbe voluto dirgli che il coraggio era guardare in alto nel cielo durante il volo ad abitacolo aperto in una fredda notte stellata ed accettare che il proprio sguardo stesse contemplando l'infinito, noi infinitesimo e fragilissimo puntino volante che diventa sempre piú piccolo man mano che la vastitá di quell'universo si percepisce. E pur capire, cogliere quella meravigliosa veritá che dimora nel nostro cuore che ci rassicura e ci dice che qualcosa in quella infinita maestositá, in un modo e motivo che forse mai comprenderemo, anche noi contiamo.
Avrebbe voluto aver racchiuso nella mano il coraggio che dimorava nel cuore dell'uomo che per primo scaló una montagna e mostrarglielo.
Ma non avrebbe capito, quel semplice ragazzo di vent'anni aveva bisogno di parole semplici.
Si alzó, aggiró la scrivania ed in due due passi gli fu davanti; gli appoggió una mano sulla spalla e sentí che tremava. Di rabbia, pensó.
"Il coraggio é fare parte di un insieme piú grande, é rinunziare a noi stessi per diventare parte di un gruppo".
Gli sguardi erano tornati a cercarsi ed a riconoscersi.
Il tremore stava diminuendo, la salda stretta del Colonnello Bernasconi era la roccia sulla quale la giovane aquila poteva sempre riposare.
"Il coraggio, caro Dal Molin, é sacrificio" il tremore cessó del tutto ma la spalla rimaneva salda sotto la stretta " ma é anche premio. Il sacrificio lo conosciamo, il premio lo scopriremo quando sará il momento".
Io sono il Coraggio
Alzó lo sguardo da certe carte che stava compilando e si appoggió allo schienale della sedia che scricchioló un poco come il coraggio di quel Tenentino che se ne era andato la settimana prima.
Rimase ad osservarlo.
Avrebbe voluto dirgli che il coraggio era guardare in alto nel cielo durante il volo ad abitacolo aperto in una fredda notte stellata ed accettare che il proprio sguardo stesse contemplando l'infinito, noi infinitesimo e fragilissimo puntino volante che diventa sempre piú piccolo man mano che la vastitá di quell'universo si percepisce. E pur capire, cogliere quella meravigliosa veritá che dimora nel nostro cuore che ci rassicura e ci dice che qualcosa in quella infinita maestositá, in un modo e motivo che forse mai comprenderemo, anche noi contiamo.
Avrebbe voluto aver racchiuso nella mano il coraggio che dimorava nel cuore dell'uomo che per primo scaló una montagna e mostrarglielo.
Ma non avrebbe capito, quel semplice ragazzo di vent'anni aveva bisogno di parole semplici.
Si alzó, aggiró la scrivania ed in due due passi gli fu davanti; gli appoggió una mano sulla spalla e sentí che tremava. Di rabbia, pensó.
"Il coraggio é fare parte di un insieme piú grande, é rinunziare a noi stessi per diventare parte di un gruppo".
Gli sguardi erano tornati a cercarsi ed a riconoscersi.
Il tremore stava diminuendo, la salda stretta del Colonnello Bernasconi era la roccia sulla quale la giovane aquila poteva sempre riposare.
"Il coraggio, caro Dal Molin, é sacrificio" il tremore cessó del tutto ma la spalla rimaneva salda sotto la stretta " ma é anche premio. Il sacrificio lo conosciamo, il premio lo scopriremo quando sará il momento".
Io sono il Coraggio
mercoledì 19 giugno 2013
19 GIUGNO 1918 - CADEVA FRANCESCO BARACCA
DISCORSO FUNEBRE
DI
GABRIELE D'ANNUNZIO
PRONUNCIATO A QUINTO DI TREVISO
IL 26 GIUGNO 1918
Al glorioso comune di Lugo accresciuto di tanta gloria devotamente offre Gabriele d D'Annunzio
" Absorpta est mors in victoria ."
Sul feretro di Francesco Baracca.
"Miei compagni! Aviatori! Alte parole furono dette. Il cordoglio ebbe la voce grave del Principe e dei
nostri Capi. Ma, come avete udito dalla fierezza del primo cittadino di Lugo e appreso dal coraggioso
lutto dei consanguinei, non vuol pianto né rimpianto questo celere uccisore e distruttore che fu tra i più
maschi generati dalla matrice ferrigna dove si stampa il meglio della gente di Romagna. Non vuol
essere piamente lacrimato ma vendicato potentemente.
Per noi era tutto un'ala di guerra, cuore e motore, tendini e tiranti, ossa e centine, sangue ed essenza,
animo e fuoco, tutto una volontà di battaglia, uomo e congegno. L'ala s'è rotta e arsa, il corpo s'è rotto e
arso. Ma chi oggi è più alato di lui? Ditemelo. Chi oggi è più alato e più alto di lui? Ditemelo.
Non era se non un punto nel cielo immenso, non era se non una vibrazione invisibile nell'azzurro
infinito. Ed ora è per noi tutto il cielo, è per noi tutto l'azzurro. Il suo spirito è un demone di vittoria. S'è
sprigionato dalla carne e dal legno, dalla tela e dalla pelle, dallo scheletro e dall'acciaio. La sua volontà
di vincere, che era d'uomo contro uomo, per infondersi in tutti gli uomini combattenti della sua razza, ha
preso a propagatrice la morte.
Cosí, incorporeo, nell'ora santa in cui le sorti erano per volgersi, egli volò su la fronte di tutte le nostre
armate, traversò l'intera battaglia, profondo come il brivido e splendido come la folgore.
Aveva vinto trentaquattro avversari; ed ecco vinceva gli eserciti! La sua gloria non era più un numero;
era un'ala innumerevole e unanime sopra l'Italia trionfante.
E c'è chi si rammarica che a lui, prima di cadere, sia mancata la gioia della grande novella? Era egli
stesso il messaggero della novella, ai vivi e ai morti. La sua bocca taceva piena di sangue nero, tra sassi e
sterpi? Ma il suo grido slargava la bocca di tutti i combattenti.
In ciascuno di noi egli ha combattuto con tutte le sue forze moltiplicate di là dell'umano. Per mirar
giusto, abbiamo avuto il suo occhio infallibile nel nostro occhio, il suo pugno fermo nel nostro pugno.
L'altra sera, la sera del solstizio che è per noi italiani una sorta di festa solare e segna questa volta il
culmine della luce di Roma, quando ci fu annunziata la trasfigurazione e l'ascensione di Francesco
Baracca il Vittorioso, là, in un campo litoraneo, mentre i nostri uomini caricavano di bombe i nostri
apparecchi, io dissi ai miei compagni che bene gli antichi nostri celebravano i funerali degli eroi con
giochi funebri. E, per celebrare l'eroe nostro col solo rito degno di lui, io li condussi a un funebre giuoco
di guerra. Ritornammo e partimmo di nuovo, e ancora ritornammo e ripartimmo, finché la notte non fu
consunta.
Egli era in noi, egli combatteva in noi, egli perseverava in noi, su quel fiume di nostra vita,
lampeggiante come una riviera celeste.
Oggi, domani, sempre, com'è con noi, sarà in noi, combatterà in noi, in noi resisterà, come dice la nostra
preghiera, "non fino all'ultima goccia del nostro sangue, ma fino all'ultimo granello della nostra cenere
."
O compagni, oggi per lui la nostra anima è colma di bellezza come il nostro cielo è pieno di presagi.
Perché da una fredda spoglia chiusa fra quattro tavole d'abete, piú stretta che fra gli ordegni della
fusoliera, sorge una potenza di creazione che supera ogni verbo? Nessun cantico di grazie, nessuna ode
trionfale, nessuna musica solenne eguaglia in sublimità tanto silenzio.
" Di morte in morte, di mèta in mèta, di vittoria in vittoria ". Cosí comincia il suo inno senza lira, così
principia il salmo di questo re.
Dinanzi a questo re immortale, per rispondere alla sua umana e sovrumana speranza, noi vogliamo
salutare, sia noto o sia ignoto, il giovine successore della sua regalità".
26 giugno 1918
DI
GABRIELE D'ANNUNZIO
PRONUNCIATO A QUINTO DI TREVISO
IL 26 GIUGNO 1918
Al glorioso comune di Lugo accresciuto di tanta gloria devotamente offre Gabriele d D'Annunzio
" Absorpta est mors in victoria ."
Sul feretro di Francesco Baracca.
"Miei compagni! Aviatori! Alte parole furono dette. Il cordoglio ebbe la voce grave del Principe e dei
nostri Capi. Ma, come avete udito dalla fierezza del primo cittadino di Lugo e appreso dal coraggioso
lutto dei consanguinei, non vuol pianto né rimpianto questo celere uccisore e distruttore che fu tra i più
maschi generati dalla matrice ferrigna dove si stampa il meglio della gente di Romagna. Non vuol
essere piamente lacrimato ma vendicato potentemente.
Per noi era tutto un'ala di guerra, cuore e motore, tendini e tiranti, ossa e centine, sangue ed essenza,
animo e fuoco, tutto una volontà di battaglia, uomo e congegno. L'ala s'è rotta e arsa, il corpo s'è rotto e
arso. Ma chi oggi è più alato di lui? Ditemelo. Chi oggi è più alato e più alto di lui? Ditemelo.
Non era se non un punto nel cielo immenso, non era se non una vibrazione invisibile nell'azzurro
infinito. Ed ora è per noi tutto il cielo, è per noi tutto l'azzurro. Il suo spirito è un demone di vittoria. S'è
sprigionato dalla carne e dal legno, dalla tela e dalla pelle, dallo scheletro e dall'acciaio. La sua volontà
di vincere, che era d'uomo contro uomo, per infondersi in tutti gli uomini combattenti della sua razza, ha
preso a propagatrice la morte.
Cosí, incorporeo, nell'ora santa in cui le sorti erano per volgersi, egli volò su la fronte di tutte le nostre
armate, traversò l'intera battaglia, profondo come il brivido e splendido come la folgore.
Aveva vinto trentaquattro avversari; ed ecco vinceva gli eserciti! La sua gloria non era più un numero;
era un'ala innumerevole e unanime sopra l'Italia trionfante.
E c'è chi si rammarica che a lui, prima di cadere, sia mancata la gioia della grande novella? Era egli
stesso il messaggero della novella, ai vivi e ai morti. La sua bocca taceva piena di sangue nero, tra sassi e
sterpi? Ma il suo grido slargava la bocca di tutti i combattenti.
In ciascuno di noi egli ha combattuto con tutte le sue forze moltiplicate di là dell'umano. Per mirar
giusto, abbiamo avuto il suo occhio infallibile nel nostro occhio, il suo pugno fermo nel nostro pugno.
L'altra sera, la sera del solstizio che è per noi italiani una sorta di festa solare e segna questa volta il
culmine della luce di Roma, quando ci fu annunziata la trasfigurazione e l'ascensione di Francesco
Baracca il Vittorioso, là, in un campo litoraneo, mentre i nostri uomini caricavano di bombe i nostri
apparecchi, io dissi ai miei compagni che bene gli antichi nostri celebravano i funerali degli eroi con
giochi funebri. E, per celebrare l'eroe nostro col solo rito degno di lui, io li condussi a un funebre giuoco
di guerra. Ritornammo e partimmo di nuovo, e ancora ritornammo e ripartimmo, finché la notte non fu
consunta.
Egli era in noi, egli combatteva in noi, egli perseverava in noi, su quel fiume di nostra vita,
lampeggiante come una riviera celeste.
Oggi, domani, sempre, com'è con noi, sarà in noi, combatterà in noi, in noi resisterà, come dice la nostra
preghiera, "non fino all'ultima goccia del nostro sangue, ma fino all'ultimo granello della nostra cenere
."
O compagni, oggi per lui la nostra anima è colma di bellezza come il nostro cielo è pieno di presagi.
Perché da una fredda spoglia chiusa fra quattro tavole d'abete, piú stretta che fra gli ordegni della
fusoliera, sorge una potenza di creazione che supera ogni verbo? Nessun cantico di grazie, nessuna ode
trionfale, nessuna musica solenne eguaglia in sublimità tanto silenzio.
" Di morte in morte, di mèta in mèta, di vittoria in vittoria ". Cosí comincia il suo inno senza lira, così
principia il salmo di questo re.
Dinanzi a questo re immortale, per rispondere alla sua umana e sovrumana speranza, noi vogliamo
salutare, sia noto o sia ignoto, il giovine successore della sua regalità".
26 giugno 1918
venerdì 14 giugno 2013
CACCIATORI DI STELLE
Stanchezza, sconforto, depressione e attacchi
di panico sono momenti che fanno parte della nostro modo di essere:
siamo persone in carne ossa e cervello pensante, spesso e volentieri
queste due realtà sono in contraddizione tra loro.
Bisogna accettare e vivere i momenti duri sapendo che è proprio durante questi periodi di apparente arrendevolezza che ci stiamo ricaricando. Il nostro fisico contrasta l’azione del freddo rabbrividendo e con l’innalzamento della temperatura combatte i virus; rifiutando sapori ed odori cattivi ci mette in una condizione di malessere proprio per avvisarci del pericolo; mettendo la mano sul fuoco il nostro sistema nervoso ce la fa ritrarre immediatamente.
La mente funziona allo stesso modo: quando incontra delle difficoltà si blocca ed istintivamente tende a ritrarsi perché ha prima di tutto bisogno di mettersi in sicurezza e raccogliere le energie per affrontare con raziocinio ( non istintivamente ma con il ragionamento ) la difficoltà.
Come si dice: se ti scotti non è detto che il sistema migliore per agire sia insistere a spegnere il fuoco battendoci sopra la mano, si deve invece fare esperienza ed imparare ad aggirare l’ostacolo, anche perché magari quel fuoco ti fa più comodo acceso.
La mente fa lo stesso : incontra, si scontra analizza e reagisce.
Ciò che noi coscientemente e razionalmente dobbiamo imparare a fare è proteggere, mantenere viva e coltivare quella fiamma, il ricordo di quel momento di fede in noi stessi che ci ha visti decisi un giorno ad agire, ad iscriverci all’università, ad intraprendere un lavoro in proprio, a lanciarci in una avventura che pareva impossibile, come costruire il primo aeroplano per andare un giorno a caccia di stelle.
Le difficoltà nelle quali ci troviamo sono gli ostacoli da superare perché noi possiamo raggiungere il sogno che quando abbiamo deciso di realizzare è di fatto diventato progetto; sapevamo che ci sarebbero stati momenti duri, accettarli ora e viverli con consapevolezza e serenità d’animo fa parte del percorso. Punto. Non esistono parole magiche, slogan o chissà quale mirabolante discorso da enunciare, basta mantenere ben viva una semplice, semplicissima consapevolezza:
La vita è nostra e va vissuta con passione.
Bisogna accettare e vivere i momenti duri sapendo che è proprio durante questi periodi di apparente arrendevolezza che ci stiamo ricaricando. Il nostro fisico contrasta l’azione del freddo rabbrividendo e con l’innalzamento della temperatura combatte i virus; rifiutando sapori ed odori cattivi ci mette in una condizione di malessere proprio per avvisarci del pericolo; mettendo la mano sul fuoco il nostro sistema nervoso ce la fa ritrarre immediatamente.
La mente funziona allo stesso modo: quando incontra delle difficoltà si blocca ed istintivamente tende a ritrarsi perché ha prima di tutto bisogno di mettersi in sicurezza e raccogliere le energie per affrontare con raziocinio ( non istintivamente ma con il ragionamento ) la difficoltà.
Come si dice: se ti scotti non è detto che il sistema migliore per agire sia insistere a spegnere il fuoco battendoci sopra la mano, si deve invece fare esperienza ed imparare ad aggirare l’ostacolo, anche perché magari quel fuoco ti fa più comodo acceso.
La mente fa lo stesso : incontra, si scontra analizza e reagisce.
Ciò che noi coscientemente e razionalmente dobbiamo imparare a fare è proteggere, mantenere viva e coltivare quella fiamma, il ricordo di quel momento di fede in noi stessi che ci ha visti decisi un giorno ad agire, ad iscriverci all’università, ad intraprendere un lavoro in proprio, a lanciarci in una avventura che pareva impossibile, come costruire il primo aeroplano per andare un giorno a caccia di stelle.
Le difficoltà nelle quali ci troviamo sono gli ostacoli da superare perché noi possiamo raggiungere il sogno che quando abbiamo deciso di realizzare è di fatto diventato progetto; sapevamo che ci sarebbero stati momenti duri, accettarli ora e viverli con consapevolezza e serenità d’animo fa parte del percorso. Punto. Non esistono parole magiche, slogan o chissà quale mirabolante discorso da enunciare, basta mantenere ben viva una semplice, semplicissima consapevolezza:
La vita è nostra e va vissuta con passione.
giovedì 6 giugno 2013
IL MARCHIO CARABINIERI IN VENDITA - CHIEDIAMO LA GARANZIA DEL MADE IN ITALY
Prosegue il piazzamento sul mercato dei “marchi”
nazionali.
Dopo "Marina Militare", "Aeronautica Militare" ed "Esercito Italiano" tocca
ora ai nostri gloriosi "Carabinieri".
In linea di principio condivido in pieno la volontà di
Difesa Spa di tutelare l’immagine e la proprietà dei suddetti marchi ( li
chiamo “marchi” per parlare la stessa lingua che si sta utilizzando in questo
caso anche se trovo oltraggioso definire “marchi” le nostre Forze Armate).
Con la scusa di citare ed onorare un determinato stormo
della nostra Aviazione, un Reparto dell'Esercito, un personaggio storico della
nostra Marina o dell'Arma, in tanti, troppi, hanno speculato e si sono riempiti
le tasche sulla pelle dei nostri soldati; ad evitare quindi dette speculazioni è assolutamente corretto richiedere prima di tutto
di passare attraverso una verifica ed una successiva autorizzazione per poter realizzare
un qualsivoglia prodotto e assolutamente giusto esigere che venga corrisposta una parte del guadagno
come diritto d'autore a chi è depositario della nostra Cultura Storica, in
questo caso lo Stato Italiano.
Nel bando di concorso - ottimamente articolato in 21 pagine -
si elenca una serie di caratteristiche che l’azienda richiedente deve possedere
per poter aver accesso alla acquisizione e successivo sfruttamento del marchio;
tra le altre cose spiccano per la loro
precisione il fatto che bisogna non essere nei guai dal punto di vista legale (
direi corretto ), che bisogna osservare le regole che prevengono il lavoro
sommerso ( correttissimo ), che il prodotto deve essere di elevata qualità ( corretto,
ma su che parametri ? Non si parla di fascia prezzi ) e che bisogna avere una montagna di soldi per
poter accedere alla gara( direi meno corretto e vorrei dire spesso e volentieri
in contraddizione con i due primi punti ): insomma, per poter accedere al diritto di realizzare la maglia dei
“Carabinieri” bisogna essere onesti ed avere
un giro d’affari che consenta di garantire un versamento minimo di diritti d’autore,
quantificato in una cifra che io personalmente definisco, oltre che davvero
elevata, anche un tantinino al di sopra delle reali possibilità del marchio.
Plaudendo cum gaudio
quindi alla volontà di difesa Spa di avere a che fare con Aziende sane ed
eticamente corrette e manifestando d’altra parte il mio dispiacere per una
selezione poco democratica che favorisce chi ha i soldi, tagliando fuori di
fatto ( ma… e l’anti trust contro l’esclusiva ? ) chi ha la passione e magari la
cultura ed il talento per esprimere un buon prodotto, mi permetto di segnalare con
una certa urgenza una carenza estremamente pericolosa del bando, una assenza che rischia
di aprire le porte ad una incisiva compromissione della qualità del prodotto
recante il marchio concesso in usufrutto, ma anche di che nuocere gravissimamente
all’immagine dell’Arma da esso rappresentato:
insomma, dove diavolo è finito l’obbligo
che il prodotto sia “Made in Italy” ?
Il bando, oltre che essere aperto anche ad aziende estere, non fa menzione all’obbligo del Made in Italy; questo significa che se supportata da soldi e
garanzie ( ? ) una qualsiasi azienda, italiana o estera non fa differenza, potrebbe quindi essere posta nelle condizioni di diritto di produrre dove diavolo vuole e con
pieno diritto il marchio "Carabinieri".
E’ quindi davvero possibile – direi probabile
– il fatto che anche questo storico Nome, che l’Italia così gloriosamente rappresenta,
rischi di finire riprodotto in serie in qualche scantinato del Far East,
rendendo davvero plausibile l’eventualità che tra qualche anno gli stessi
Carabinieri si debbano confrontare, in una sorta di paradossale ed imbarazzante "conflitto di interessi" con un prodotto “originale”, legalmente prodotto
con diritto di sfruttamento del marchio acquisito - e retribuito con royalties -
ma realizzato da schiavi e contenente agenti tossici.
Subendo quindi il fatto che il nome di una nostra parte di Storia
venga mercificato, che il controllo di ciò finisca solo nelle mani di chi se lo
può permettere, chiediamo però, con l'educazione e la compostezza dovute al senso civico ma con la fermezza del diritto che come Cittadini e Patrioti ci riconosciamo, che venga inserito nel bando di concorso l' inderogabile clausola dell’obbligo che il prodotto realizzato a nome “Carabinieri” venga
realizzato da una Azienda Italiana, con sede nel nostro paese, e che
soprattutto la produzione venga realizzata qui, in Italia, così che oltre, perché
no, contribuire alla ripresa della nostra dissestata economia, questo business possa essere controllato e soggetto
alle nostre normative di legge, in termini di legalità, di rispetto della dignità
umana e di tutela della salute del lavoratore e dell’acquirente finale.
E’ un atto dovuto, soprattutto
nei confronti della dignità dell’Arma, primo custode del nostro tricolore, e di chi tutti i giorni mette in gioco la
propria vita proprio per garantire la legalità in questo paese, la nostra amata,
cara, Italia.
davide pizzolato
davide pizzolato
lunedì 3 giugno 2013
NOI SIAMO ITALIA
Essere Italia significa essere non solo Italiani.
Significa sentirsi parte ed anello di congiunzione di una Storia che è stata, che è e che continuerà dopo di noi.
Noi abbiamo una responsabilità: quella di essere degni e buoni custodi di questa fortuna che ci è stata consegnata .
Essere Italia significa rendersi conto di chi si è e di dove ci si trova.
Immaginate allora di essere nati in una famiglia che ha una lunghissima ed incredibile Storia alle spalle e che vive in una grande, bellissima casa disegnata dai migliori architetti e costruita dai più abili artigiani, utilizzando i materiali migliori. La villa è immersa nella natura più bella e tutto attorno ci sono colline che danno i migliori frutti, vicino ci sono montagne da scalare e davanti a voi il mare.
In questa magnifica Villa sono custodite statue, dipinti, codici e poemi, nei suoi saloni si suonano le opere migliori e si recitano versi immortali, nella biblioteca si aggirano studiosi che lavorano per mettere a punto le migliori cure, nel laboratorio i sarti più abili realizzano magnifici abiti mentre nelle cucine si preparano i cibi migliori; nelle cantine sono conservati i migliori vini e nelle rimesse sono custoditi e mantenuti in efficienza aeroplani magnifici e le auto più belle e potenti del mondo.
Sapete che tutto questo è vostro, che potete farne ciò che volete, perchè vi è stato donato e lasciato in custodia da chi via ha preceduto.
Ma ciò che è più importante è che voi non siete solamente dei custodi, non siete capitati lì per caso.
Ciò che davvero conta è che voi avete nel vostro essere, nel vostro sangue la capacità di realizzare tutto ciò.
Ora chiedetevi se voi avete il diritto di lasciare che tutto questo venga lasciato decadere e disperso, che tutto venga svenduto e dilapidato.
Io credo che se voi abitaste davvero in questa casa non permettereste tutto ciò.
Ma noi abitiamo realmente in questa casa, una casa incredibile, una magnifica Villa che si chiama Italia, noi lo siamo davvero, realmente custodi di immense ricchezze e realmente possiamo crearne di nuove, ben consapevoli che tutto ciò non sarà mai nostro ma che ci è stato lasciato come noi lo lasceremo e che essere custodi significa non rinchiudere queste ricchezza, non serrare le porte della nostra casa al mondo ma piuttosto aprirle per condividerne il valore.
Ricordiamocelo : ciò che è custodito nelle stanze di questa casa Italia non è nostro, il nostro compito è quello di custodirlo e trasmetterlo e di esprimerne di nuovo grazie alle capacità ed i valori che ci sono stati donati.
E’ questo il motivo. Per questo noi a Squadratlantica diciamo che “Siamo Italia”, che vogliamo che Italia sia la nostra casa nel mondo, che le sue porte siano aperte a tutti, nel rispetto di ciò che noi siamo e che abbiamo il dovere di preservare e trasmettere, così come altri paesi, altre case hanno le loro ricchezze da conservare, esprimere e condividere.
Noi pensiamo e produciamo le nostre cose in questa casa, semplicemente e con diritto attingendo da ciò che vi è custodito e che ci è stato donato dai nostri padri; in ringraziamento di tutto ciò il nostro contributo al mondo sarà quello di rinnovare e trasmettere i valori di questa nostra casa che si chiama Italia sapendo che infine, come disse chi ci ha preceduto, noi saremo per i nostri figli ciò che a loro avremo donato.
sabato 13 aprile 2013
sabato 9 giugno 2012
sabato 26 maggio 2012
DESENZANO 1935
GLI ARTISTI DEL VOLO
Da "L'epopea del Reparto Alta Velocità" - Manlio
Bendoni
pag. 141
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"Gia nel 1932 era stato fatto qualche tentativo di volo in
pattuglia di tre M52. Abbiamo visto quanto grandi fossero le difficoltà del
volo normale con un Idrocorsa che decollava ed ammarava a velocità superiore di
parecchio ai 200 Km orari; ma i velocisti di Desenzano avevano preso ormai una
mano tale a queste manovre difficili e delicate che per essi erano ormai
divenute normale amministrazione. Il volo in pattuglia, stretta di tre M52 con
tutte le manovre relative eseguite con precisione e simultaneità come si
trattasse di un solo apparecchio: era questa una nuova conquista, un nuovo
gradino che fa del volo una cosa sublime. Se un anno prima, nei primi tentativi
la pattuglia aveva le maglie piuttosto larghe, ora dopo qualche tentativo le
maglie erano strette, sempre più strette, come se gli idrocorsa fossero
divenuti dei normali caccia. Non si tardò a raggiungere la perfezione. Lo
spettacolo della partenza e dell’ammaraggio in pattuglia era veramente
meraviglioso: le tre coppie di scie identiche, le distanze che non variavano di
un centimetro, non un sussulto, non uno strappo, non un movimento brusco. Il
distacco era simultaneo, come se gli apparecchi ubbidissero ad un unico
comando; in volo le manovre, cabrate, virate, picchiate, proseguivano sul filo
della simultaneità assoluta, della precisione millimetrica. Poi l’ammaraggio
come se si trattasse di un unico apparecchio.
Chi scrive queste note ( Mario Bendoni n.d.r.) ebbe la
ventura di assistere, in quei giorni ad uno spettacolo che non si può
dimenticare : l’ammaraggio dei tre M52 in formazione serrata, ammaraggio
iniziato a 1.500 – 2.000 metri dallo scivolo dell’idroscalo e finito
esattamente sullo scivolo stesso.
Le scie, o meglio, i sei baffi d’acqua sollevati dai sei
galleggianti, cominciarono nello stesso istante, tutti uguali; continuarono
senza un sussulto senza uno strappo sempre mantenendo la stessa altezza per
smorzarsi quando vennero tolti i motori, a pochi metri dal scivolo. Si era nel
sovrumano del volo, nel sublime, oltre limiti ritenuti impossibili.
Chi erano i piloti di questa straordinaria pattuglia ?
Cassinelli capopattuglia, Agello gregario destro e Fruet gregario sinistro…"
giovedì 10 maggio 2012
martedì 8 maggio 2012
VISCONTI - L'IMPRESA DEL PENSIERO
La molla della motivazione è caricata dall’energia dell’arroganza.
Detto questo, bisogna decidere dove finisce la strada asfaltata della sottomissione e dove inizia lo sterrato del coraggio; dove termina la spiaggia dell’ignoranza ed iniziano gli scogli della curiosità e della conoscenza.
Chi si riconosce nello spirito di Squadratlantica è qualcuno che cerca l’impresa, percorre sterrati e si arrampica sugli scogli. Morirà di fame o di morte violenta ma in libertà e con la serenità di averci provato, di aver indagato la sfida di compiere scientemente un atto, fosse anche di pensiero.
Altri Italiani, prima di noi, tormentati dagli stessi malesseri, caricati dalla stessa energia hanno compiuto quelle grandi imprese che spesso citiamo. Ma per chi non lo avesse capito noi non parliamo solo di aeroplani, macchine di corsa o di battaglie, ma anche di pensiero e di espressione.
Luchino Visconti, nel 1943, in piena guerra, con il suo film Ossessione compì l’impresa di far nascere, in Italia, il Neorealismo, una grande movimento espressivo che si materializzò a cavallo degli anni 40 e 50. Tutto il mondo ce ne riconosce il valore.
Noi di Squadratlantica ne rivendichiamo l’eredità, condividendo
con lui, che ce li ha trasmessi con le sue opere, quel pensiero intimo che è
sprone al non limitarsi alla forma estetica ma di far divenire un mestiere espressione,
patrimonio comune in un percorso che consenta ai mezzi di essere anche sensazioni,
fossero appunto anche malesseri sociali e crisi di valori.
Eccolo quindi il senso di ripercorrere i momenti di gloria dei
primati, delle esplorazioni e delle trasvolate Atlantiche, dei mezzi creati per la guerra; un atto compiuto con la
consapevolezza che si parla di momenti e mezzi concepiti per dare
sostegno ad una dittatura, per generare violenza e morte, ecco il senso di un
colore preciso - il nostro bianco e nero cromatico - della personalizzazione sempre più estrema del prodotto a tirar
dentro ed a coinvolgere anche chi crede semplicemente di indossare uno dei
nostri capi.
Parlare di una impresa compiuta in pieno regime non è
volontà di glorificare una dittatura; citare un uomo che ha voluto a suo modo rendere
grande o difendere il Suo paese non è celebrare l’uomo ma la sua volontà, gli
ideali che sostennero le sue azioni. E’ ricordare,
osservare e cercare di capire. Scegliere
di mettere il nome di una persona qualunque su uno dei nostri capi, decidere di
apporre un numero unico al mondo su una maglia così da rendere quel capo unico
al mondo è ridare individualità, dignità, visibilità a quell’uomo abituato a
vivere marchiato e nel recinto del gregge; è dargli la Responsabilità.
Parlare di imprese è dire alla gente che le imprese sono
compiute anche da uomini ombra che si ritiene essere parte della massa, così come
da quella massa Visconti decise che una persona qualunque sarebbe stata oltre
che la protagonista , la ragion d’essere di tutto il suo lavoro.
Noi di
Squadratlantica non ci paragoniamo a Visconti ma siamo figli suoi, di lui che contribuì
a costruire una Italia della quale andiamo fieri. Ci dichiariamo quindi serenamente
risoluti, esibendo l’esca di un prodotto
ben fatto, ad attirare qualcuno su una
strada sterrata, ponendolo in mezzo al pericolo dei pensieri ed alla tentazione
della conoscenza.
Questa è la nostra vocazione , l’arroganza c’entra, ma
abbiamo una responsabilità nei confronti della nostra storia, dei maestri e di
quegli uomini ombra che ci guardano
dall’alto.
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NUMERATA 119
Nasce Serie Numerata Unica.
Un unico pezzo al mondo, realizzato su richiesta del Cliente,
a celebrare un momento, un numero unico nella vita.
Una idea che nasce dalla volontà di Squadratlantica di
lasciare che a rendere unici i suoi capi siano le persone che li indossano.
domenica 6 maggio 2012
SCUOLA ALTA IMPRENDITORIALITA'
Testa bassa, niente speculazioni finanziarie (ci fidiamo... ) produzione made in Italy e nessun operaio in cassa integrazione.
E come LUXOTTICA ne esistono altre in Italia di aziende eccellenti; allora gli chiediamo, noi che vorremmo seguirne le tracce : che ne dite di farci un po' di scuola ? Non vogliamo i vostri soldi ma i vostri consigli, vogliamo imparare a fare i bravi imprenditori - se è vero che è possibile esserlo in Italia - insegnatecelo.
Insomma, se oltre che ad essere bravi vi preoccupaste anche a tramandare le vostre capacità alle nuove leve, magari davvero l'Italia ce la farebbe. Una "Scuola Alta Imprenditorialità" sarebbe davvero la benvenuta, non ci toccherà mica frequentare Harvard per imparare a fare gli imprenditori in Italia !
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sabato 28 aprile 2012
ENERGIA - SANGUE BLU E ROSSO CORSA
Finalmente, dopo un inverno che non voleva mollare la presa, arriva la stagione del sole. E' fantastico lavorare con radio accesa, finestre aperte e aria fresca che gira.
La luce delle giornate che si allungano, il tepore all'aperto, energia pura che prima che fisicamente ci ricarica mentalmente in un momento nel quale evidentemente di energia abbiamo tutti bisogno.
Energia.
Anche gli oggetti, oltre che un aspetto ed una consistenza percepibili fisicamente, possiedono una sorta di energetica anima - sia essa positiva o negativa - che riescono effettivamente a comunicare e trasmettere; ci sono infatti luoghi, oggetti, reliquie, simboli e bandiere profondamente carichi di significato.
E' straordinario pensare di poter catalizzare dell'energia creando un oggetto; esprimere un approccio mentale e poi materiale davvero ispirati, così da da rendere ciò che era una cosa, prima custode e poi vettore di energia positiva alla quale sia possibile attingere.
Scrivere, scegliere di ricamare un messaggio perchè ricamandolo ci vuole più cura, più attenzione, più energia, inseguire con incredibile testardaggine un colore perchè quel colore sarà emblema, concretizzare l'oggetto con materiali nobili, evitare di creare negatività e sofferenza ma anzi praticare il rispetto del prossimo nella fase di realizzazione, curare la forma, il peso, scrivere un messaggio personale, dedicare del tempo alla preparazione in modo da racchiudere e custodire l'oggetto affinchè possa esprimere emozione a chi è destinato.
Tutto ciò assume una forma che è rito. Non si parla più meramente di produrre un oggetto di consumo ma di creare un tramite di energia.
In una estate che si preannuncia rovente sotto molti punti di vista, se invece che semplicemente indossare qualcosa, si vuole dire e comunicare, se si sente il bisogno di forza e motivazione, bisogna allora considerare attentamente che cosa vestire; è molto più importante di ciò che sembra.
domenica 15 aprile 2012
LA NOSTRA BANDIERA
Bagnata nella acque di Desenzano ove gli uomini del Rav morirono e poi trionfarono, l'abbiamo indossata davanti ai silenziosi bolidi di Castoldi, portata dove Francesco Baracca compì i suoi voli di guerra e poggiata sul luogo dove cadde; anche le pensose stanze del Vittoriale hanno giá visto passare le sue insegne.
Gesti d'altri tempi che pochi oramai possono capire, ma ora quando noi guardiamo alla nostra bandiera, ricordiamo e percepiamo che l'anima di quei luoghi la pervade, che accade che un semplice pezzo di stoffa sia divenuto custode di pensieri, emozioni, messaggi e che la Storia di chi ci ha preceduti è la fonte dalla quale attingere l'energica forza della motivazione, comunque consapevoli che per essere degni del passato è nel presente che bisogna costruire il futuro.
La nostra bandiera è per coloro che sono convinti che un ideale possa rivestire maggiore valore di un oggetto, che un sacrificio sia fonte di maggior ricchezza rispetto al possesso, che il fare sia più dignitoso dell'attendere che venga fatto.
Per indicare la via della volontà ora esiste una bandiera.

Gesti d'altri tempi che pochi oramai possono capire, ma ora quando noi guardiamo alla nostra bandiera, ricordiamo e percepiamo che l'anima di quei luoghi la pervade, che accade che un semplice pezzo di stoffa sia divenuto custode di pensieri, emozioni, messaggi e che la Storia di chi ci ha preceduti è la fonte dalla quale attingere l'energica forza della motivazione, comunque consapevoli che per essere degni del passato è nel presente che bisogna costruire il futuro.
La nostra bandiera è per coloro che sono convinti che un ideale possa rivestire maggiore valore di un oggetto, che un sacrificio sia fonte di maggior ricchezza rispetto al possesso, che il fare sia più dignitoso dell'attendere che venga fatto.
Per indicare la via della volontà ora esiste una bandiera.
venerdì 13 aprile 2012
Squadra Atlantica – 1° Rapporto di Missione : Cesare Pastore


Rapporto di Andrea Semeghini - Boredom Fighter
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Cornelio Gambarini, presidente dell’Associazione Culturale “Compagnia delle Torri” di Ceresara (MN), circa un mese fa mi contatta per chiederci di partecipare ad un evento aviatorio che stava organizzando con altri volontari dell’associazione in occasione della “Fiera della Possenta”. Mi anticipa alcuni dettagli e lo lascio con la promessa che lo avrei richiamato per confermare la nostra presenza dopo aver sentito anche la disponibilità di Giovanni. Si decide quindi di partecipare!
Cornelio Gambarini, presidente dell’Associazione Culturale “Compagnia delle Torri” di Ceresara (MN), circa un mese fa mi contatta per chiederci di partecipare ad un evento aviatorio che stava organizzando con altri volontari dell’associazione in occasione della “Fiera della Possenta”. Mi anticipa alcuni dettagli e lo lascio con la promessa che lo avrei richiamato per confermare la nostra presenza dopo aver sentito anche la disponibilità di Giovanni. Si decide quindi di partecipare!
Successivamente ci viene rivelato che sono già alcuni anni che l’evento era in cantiere ed è fondamentalmente legato alla figura del pilota Cesare Pastore.
Cesare Pastore visse è abitò a San Martino Gusnago (Ceresara). Negli anni ‘20 e ‘30 si distinse in competizioni automobilistiche in Italia e all'estero, al volante di Bugatti, Maserati, Bianchi, con gli assi del suo tempo: Nuvolari (di cui fu grande amico e finanziatore), Varzi, Borzacchini, Bordino, Brilli Peri, Minoia.
Prese parte alla Seconda Guerra Mondiale nell'arma dell'Aviazione e come tenente pilota divenne comandante di un trimotore Cant Z 1007 bis del 51° gruppo autonomo (ricognizione strategica) con base in Sardegna.
Esperto nel volo notturno, benvoluto dai colleghi, fu protagonista di eroici combattimenti che gli valsero medaglie d'argento e di bronzo al valor militare. Morì nei cieli del Mediterraneo l'8 novembre del 1942.
Nel 70° anniversario della sua scomparsa l'Associazione vuole ricordare questo grande ed illustre cittadino Ceresarese.
About a month ago Cornelio Gambarini, president of the “Compagnia delle Torri” Cultural Association of Ceresara (MN), contacted me to ask us to participate in a flying show he was organizing with other association volunteers and which was to take place during the “Possenta Trade Fair”. He explained a few details and I left him with the promise that I would call him back to confirm our participation after hearing whether or not Giovanni was available. And we decided to participate!
Subsequently we were told that this event had been in the works for several years now and that it was closely tied to the figure of the aviator Cesare Pastore.
Cesare Pastore was born and lived in San Martino Gusnago (Ceresara). In the nineteen twenties and thirties he gained fame in automobile races in Italy and abroad, driving Bugatti, Maserati and Bianchi race cars together with the aces of his time: Nuvolari (for whom he was a great friend and financier), Varzi, Borzacchini, Bordino, Brilli Peri, Minoia.
He participated in the Second World War as a member of the Air Force and became, as lieutenant and pilot, commander of a trimotor Cant Z 1007 bis of the 51st independent group (strategic reconnaissance) based in Sardinia.
He was an expert in night flight, beloved of his colleagues and the leader of heroic battles that won him the silver and bronze medals of military valor. He died in the skies of the Mediterranean on November 8th, 1942.
The Association wanted to commemorate this great and famous citizen of Ceresara on the 70th anniversary of his disappearance.
Domenica 25 marzo / Sunday, March 25th:
Ore 11.00
Dopo aver lucidato i tiranti, preparato i fumogeni e fatto i rituali controlli ai biplani, decolliamo da Calvisano per un brevissimo volo di circa 7’ con rotta sull’aviosuperficie di Ceresara dove già ci aspettano le pattuglie dei Blue Voltige e del Pioneer Team che anch’esse parteciperanno alla manifestazione.
Dopo aver lucidato i tiranti, preparato i fumogeni e fatto i rituali controlli ai biplani, decolliamo da Calvisano per un brevissimo volo di circa 7’ con rotta sull’aviosuperficie di Ceresara dove già ci aspettano le pattuglie dei Blue Voltige e del Pioneer Team che anch’esse parteciperanno alla manifestazione.
Arriverà poi uno Stearman e altri velivoli di amici.
Visto che l’area display non è prevista sull’aviosuperficie, ma in un’area adiacente al paese di Ceresara, prima di atterrare facciamo un passaggio di ricognizione per individuare la display line e i punti di riferimento con un passaggio di saluto accompagnato da una fumata.
11:00 a.m.
First we polished the tie-rods, prepared the smoke canisters and made all the routine checks on the biplanes. Then we took off from Calvisano for a short 7 minute flight to the Ceresara airfield where we were awaited by the Blue Voltige and Pioneer Team patrols who will also take part in the show.
A Stearman also came in plus other airplanes belonging to more friends.
Since the display area is not on the Arfield but in an area adjacent to the town of Ceresara we made a reconnaissance flyover before landing in order to find the display line and the reference points, with a greeting flyover accompanied by some smoke.
Ore 12:00
A terra si procede al briefing tra i piloti partecipanti, al termine del quale veniamo accompagnati per il pranzo nella vecchia corte colonica dove è sito anche il palazzo in cui nacque e visse Cesare Pastore.
Ci fanno notare che a fianco dell’aviosuperficie corre una strada rettilinea su cui Tazio Nuvolari e Cesare Pastore provavano e testavano i loro bolidi da corsa!
12:00 Noon
All participating aviators took part in a briefing on the ground. Then we were accompanied to lunch in an old farm courtyard which also included the building where Cesare Pastore was born and lived.We are shown a straight road along the airfield where Tazio Nuvolari and Cesare Pastore tried and tested their race cars!
Ore15:00
Arriva l’aereo dei paracadutisti che aprono la manifestazione.
Intanto da nord si alza un vento teso dovuto ad una piccola perturbazione che in quelle ore interessava tutta l’area, e che procurerà qualche piccolo fastidio ai piloti. Dopo l’atterraggio dei parà tocca a noi.
3:00 p.m.
Arrival of the airplane with the skydivers, opening up the show.
In the meanwhile a north gentle wind started acting up, caused by some bad weather involving the entire area and which caused a few minor problems for the aviators. After the skydivers land it’s our turn.
Ore 15:30
Si lotta un po’ con il vento che ci spinge continuamente al limite della display line. Incroci, aperture e inseguimenti; secchi e cadenzati i comandi dati da Giovanni fino all’ultimo passaggio di saluto.
3:30 p.m.
We struggle a bit with the wind that continues to push us to the display line limit. Crossings, openings and pursuits: clear and cadenced commands come from Giovanni up to the final greeting flyover.
Seguono le dimostrazioni e i passaggi degli altri velivoli che si susseguono senza soluzione di continuità.Noi salutiamo e ritorniamo alla nostra base felici di aver trascorso una bella giornata in compagnia di amici e aver contribuito a ricordare un pezzo della nostra storia fatta di persone straordinarie come Cesare Pastore “pilota a 360°”.
Followed by demonstrations and flyovers by other airplanes one after another without interruption.We say goodbye and fly back to our base, happy for having spent a wonderful day together with our friends and for having helped commemorate a piece of our history, made of extraordinary people like Cesare Pastore, “an all-round aviator”.
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Andrea Semeghini
Boredom Fighter Team con Squadra Atlantica
Andrea Semeghini
Boredom Fighter Team con Squadra Atlantica
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